Inizio, progresso, successo: Knowledge Management

knowledge management
Cosa si intende per Knowledge Management, ovvero “gestione della conoscenza”?

La conoscenza in azienda risulta spesso sia implicita che tacita e questo la rende vulnerabile, poichè se ne rischia così la perdita o la fuoriuscita. Troppo spesso le esperienze non vengono capitalizzate, gli errori vengono ripetuti, le best practices non vengono fatte circolare. La conoscenza risulta frequentemente poco accessibile, o meglio non risulta disponibile quando serve, dove serve, a chi serve; spesso è difficile da utilizzare, per il modo in cui viene raccolta, formalizzata e proposta a chi deve farne uso. Oggi per ottenere vantaggio competitivo è importante saper gestire efficacemente le informazioni e le conoscenze (interne ed esterne all’azienda)e si avverte quindi la necessità di imparare cosa significhi saper gestire la conoscenza.

In termini molto generici gestione della conoscenza, in ambito aziendale, significa:

  • Mappare la conoscenza necessaria (per gestire uno specifico business, un processo, una specifica unità organizzativa, ruoli/mestieri);
  • Fotografare lo “stato” della conoscenza esistente, verificandone: il livello di  diffusione, la modalità di condivisione, l’aggiornamento (nuove soluzioni, innovazione, miglioramento…)
  • Comprendere come colmare il gap presente, considerando le eventuali implicazioni organizzative

Per avere successo non esiste una ricetta preconfezionata ma ogni impresa deve tenere conto dell’evoluzione del particolare settore di mercato nel quale opera, della cultura posseduta, delle risorse umane e delle risorse delle risorse umane“. Certo, sono importanti le tecnologie di cui si dispone per iteragire col mondo esterno, ma le migliori pratiche di Knowledge Management non partono dalla tecnologia in sé stessa, bensì dai processi e dalle persone, che condividono conoscenze attraverso le quali migliorano il modo di lavorare.

Lo scopo del Counseling Organizzativo (per lo meno per come lo intendo io) è anche quello di permettere l’intreccio di cultura,  risorse e processi aziendali, al fine non solo di raggiungere un benessere organizzativo (concetto che a volte resta un po’ astratto), ma anche per condividere le informazioni, le percezioni e le competenze dell’intera azienda, diffuse fra i diversi poli, che sono rappresentati spesso dalla forza lavoro e dal potere decisionale (che a volte, ma non sempre, coincidono).

In un’ottica di Counseling allora il Knowledge Management è l’ “individuazione e formalizzazione di” e  “l’accesso aesperienze, conoscenze, competenze, visioni, strategie e bisogni che creano nuove capacità, incoraggiano l’innovazione, la motivazione, l’appartenenza e rendono le performance aziendali di un livello superiore,  aumentando quindi il valore per il cliente.

Per sviluppare Knowledge Management, può essere utile:

  • Una cultura aziendale orientata ad apprezzare il valore della conoscenza;
  • Un sostegno dal più alto livello di management;
  • Un collegamento ai valori aziendali;
  • Una certa chiarezza di visione e di linguaggi;
  • Un aiuto motivazionale significativo;
  • La strutturazione della conoscenza già presente in azienda;
  • Strumenti, strategie ma soprattutto fiducia nel trasferimento della conoscenza.

Purtroppo spesso invece si trovano comuni e diffusi impedimenti allo sviluppo di una simile cultura:

  • Il fatto che la conoscenza venga spesso accumulata anziché distribuita;
  • Il fatto che conoscenze sviluppate da altri vengano spesso ignorate dal singolo anziché usate in situazioni di lavoro in cui altri sono già passati;Self Described As Militant Art Slacktivists The Sisters Of...
  • Il fatto che conoscenze e competenze non vengano spesso valorizzate dalla cultura aziendale, perdendo così un prezioso valore e cioè quello del capitale intellettuale;
  • Infine, il fatto che coloro che distribuiscono conoscenze e competenze non vengano considerati molto utili al sostegno della causa dell’incremento reddituale dell’organizzazione (invece io credo che andrebbero ricompensati per il loro prezioso contributo organizzativo).

Nessuno vuole fare la “lezioncina” a lettori che in buona parte hanno esperienza aziendale secolare, solida, riconosciuta e autorevole.
Come sempre, il mio intento è offrire spunti di riflessioni che nascono da ciò che vedo, che leggo, che si fa strada fra le mie idee e che amo trasferire agli altri, se posso essere di aiuto.
Lavorare in un’organizzazione, che al termine del percorso ha fatto un evidente salto evolutivo, penso sia la soddisfazione più grande per counselor, coach, e responsabili HR.

Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo. (Henry Ford)
 Lucia Violi

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