…chè la diritta via era smarrita.

smarrimento

Smarrimento.
Ultimamente mi sento spesso domandare: sono anni che faccio questo lavoro, spesso con successo e gratificazioni. Ma dopo tutto questo tempo mi trovo a chiedermi: che senso ha? Ha ancora un senso? Ha mai avuto un senso? E ual’è il motivo del mio smarrimento? Cosa voglio oggi?

E poi dopo un breve silenzio la persona si sposta a osservarsi dall’alto e si chiede se sia “normale” o “insano” arrivare ad un’età matura, ponendosi per la prima volta questa domanda, ora che i dadi sono tratti, ora che il grosso è fatto. Ora. Qui-e-ora.

Questo bisogno di comprendere da che parte collocarci (fra i sani o  i malati, come se esistesse la nosografia delle domande esistenziali) è ricorrente e mi intenerisce. Il bisogno umano di rispecchiarsi nelle conferme sul proprio stato interiore a partire da feedback ambientale, è il primo segnale di intelligenza sociale e relazionale.

smarrimento2Io credo che sia profondamente umano trovarsi, prima o dopo, nella selva oscura. Quella che ci porta a sperimentare lo smarrimento,  la perdita di definizione chiara dell’orientamento originario. Di un percorso intrapreso per motivi a volte definiti, a volte nebulosi, a volte imposti. Chissà. Colui che nello smarrimento si ferma e vuole capire, è, a mio parere, ammirevole.

Poi c’è chi vuole capire troppo, chi con la metacognizione costruisce non solo castelli, ma addirittura imperi avvolti dalla coltre di rovi che proteggono il sonno della Bella Addormentata. Ma non a tutti sta bene aspettare 100 anni per svegliersi grazie al bacio di qualcuno. C’è chi si sveglia da solo, alza la mano in un’aula piena di gente per dire: scusate, io non ho capito.

Ci vuole coraggio per ammettere di non aver capito. Di avere forse sbagliato. Di voltarsi indietro come strumento per guardare avanti. Ci vuole coraggio per scegliere di sentire la terra tremare.

E poi… l’azione. Qualcosa di orientato e funzionale per sentirsi meno smarriti, per riprendere il discorso da dove lo avevamo interrotto. Per comunicare a chi ci ama, che non è che abbiamo smesso di amarli, che non è che abbiamo smesso di credere, che nulla è perso. Come direbbe “la coniglietta di casa” nella sua improbabile, dolcissima e ingenua ok-ness, “non mi è calata la palpebra… mi è solo scivolata!”

E quando si esce da una selva oscura, per contrasto col buio profondo in cui ci si è immersi, la Luce sarà esponenzialmente più abbagliante… un ponte verso lo Stupore.

A tutti noi.

Lucia Violi

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