permesso

Molto spesso mi capita di incontrare Clienti che riportano di non riuscire a fare qualcosa di funzionale per la loro vita adulta (funzionale = comportamento/atteggiamento utile e appropriato), o di non riuscire a evitare di mettere in essere qualcosa di disfunzionale alla loro vita adulta (disfunzionale = comportamento/atteggiamento che non riscolve la situazione, ma mantiene vivo il problema).

Mentre li sento parlare avverto una sorta di Genitorialità Interna nel Cliente che in qualche modo gli impedisce tale riuscita, ponendo degli impedimenti. Impedimenti che la persona avverte come divieti, minacce, rischi, situazioni ansiogene (non si fa, e se lo faccio poi cosa accade?, al pensiero di farlo mi sale la paura di…)

In genere io procedo con domande a imbuto su tale impedimento, non lasciando mai nessuna parola al caso (allegro non è divertito, malinconico non è nostalgico, stufo non è stanco…) fino a che l’impedimento si impara a conoscere bene e ci parla. E cosa ci racconta? Quasi sempre di un permesso a comportarci, pensare o sentire, che non ci concediamo.

Ma cosa sono i Permessi? Brevemente: tutti i messaggi genitoriali POSITIVI che approvano e sostengono, che ci arrivano dalla prima infanzia, e che assumono la forma di “tu puoi fare (tutta una serie di cose), e una volta fatte, quale che sia la conseguenza, io sarò ancora qui ad amarti“. E’ una sorta di approvazione tout-court, su ciò che è giusto che nella tua età tu sperimenti. Il che non significa lasciare sguazzare i bambini nel principio del piacere come se non esistesse alcun principio di realtà. Ma un conto è permetterti di conoscere la realtà con serenità e fiducia, con piacere e in assenza del ricatto psicologico (“vai vai, sbattici la testa, poi non venire da me a piangere“: scusate, ma da chi deve andare allora questo piccino?), un conto è, proprio in nome del principio di realtà (certi pericoli esistono effettivamente) impedire al bambino di conoscerlo (“non devi mai allontanarti dalla mamma, altrimenti gli zingari ti portano via“)

I permessi non sono poi tantissimi, e sono efficaci in relazione alle tappe evolutive (il primo a postularle è stato Erikson), in ciascuna delle quale il bambino conquista (o meno) la riuscita in una precisa fase di sviluppo. Ogni fase evolutiva necessita di particolari permessi, che sono il presupposto per passare alla fase evolutiva successiva senza problemi. In particolare:

Fiducia di base VS. sfiducia –  0-6 MESI: PERIODO DELLA SIMBIOSI – PERMESSO DI ESISTERE (messaggio verbale e non verbale: “Ti voglio bene perché ci sei e anche se sei cresciuto sappi che il mio amore ti seguirà ovunque tu vada“). Il bambino supera il problema della sfiducia attraverso una buona relazione con la figura della madre. La fiducia verso la madre rappresenta per il bambino alla fiducia universale, verso tutto il mondo della realtà che lo circonda. Se la relazione con la figura materna si presenta disturbata, il bambino svilupperà un intenso senso di sfiducia che gradualmente si espanderà a tutta la realtà che lo circonda.

2° Autonomia VS vergogna o dubbio 6-36 mesi: PERIODO DELL’ESPLORAZIONE – (“puoi prendere iniziative, sperimentare, puoi scegliere cosa fare autonomamente e, se chiedi, ti sarò vicino; puoi sperimentare i tuoi modi di essere e di fare, sarai sempre il benvenuto quando tornerai“). In questo stadio il bambino inizia a fare le sue prime conquiste nelle abilità motorie, cammina con sempre maggiore disinvoltura ed impara a correre. Inizia a sperimentare una autonomia. Se i genitori non ostacoleranno questo processo il bambino si avvierà ad una sempre maggiore indipendenza. Al contrario, se i genitori si dimostreranno eccessivamente ansiosi, limitando fortemente la psicomotricità del bambino con frequenti divieti: “non correre, non saltare, stai fermo, attento che se cadi ti fai male, finirai all’Ospedale, etc., egli accuserà le reiterate proibizioni inibendosi e perderà la sua naturale inclinazione all’autonomia, tipica di questa fase. Successivamente, considererà l’autonomia come un agente negativo, fonte di forti frustrazioni.

3°  Iniziativa VS senso di colpa  3-7 anni  FASE DELLA COSTRUZIONE DELL’ AUTONOMIA – (“Puoi pensare, domandare, puoi essere curioso e creare la tua identità, puoi fidarti delle sue tue sensazioni“). Aumentano le opportunità di comportamento autonomo rispetto allo stadio precedente, le abilità sono meglio sviluppate ed utilizzate. Il bambino diventa esplorativo, curioso e osa esperienze precedentemente impensabili. Se i genitori accetteranno questa nuova situazione ci sarà una soluzione positiva alla crisi. Laddove, i genitori non accetteranno e puniranno le nuove curiosità, i bambini svilupperanno un senso di colpa.

4° Industriosità VS senso di inferiorità  7 – 12 anni circa FASE DELLA SOCIALIZZAZIONE – “Puoi socializzare, entrare in intimità con gli altri, di qualsiasi genere sessuale siano, puoi scegliere la tua identità, puoi riflettere sulle conseguenze delle tue azioni, puoi fare le cose a modo tuo, puoi avere due principi.” In questo periodo i bambini sono particolarmente attratti dal mondo della Scuola. Desiderano avere successo in questa nuova esperienza, avere successo negli apprendimenti, guadagnare la considerazione degli insegnanti e riuscire nella socializzazione, cioè ad essere accettati dai compagni. Se il bambino riuscirà a superare queste difficoltà svilupperà un senso di operosità. Chi non riuscirà a superare questa tappa, sperimenterà un drammatico senso di inferiorità (la sensazione di non essere in grado di) e un sentimento di non essere all’altezza.

5° Identità VS dispersione e confusione di ruoli – PREADOLESCENZA E ADOLESCENZA: vi è una ri-sperimentazione delle fasi precedenti modo caotico senza sequenzialità con l’intento inconsapevole di armonizzare completare la propria visione la propria esperienza nel mondo. I permessi vengono ri-testati tutti, per sistemare le zone d’ombra che si percepiscono di impedimento alla propria realizzazione. Per questo l’adolescente rimette tutto in crisi, tramile la nota fase della “crisi di identità”. I genitori  dovrebbero evitare comportamenti ambigui con i ragazzi, relazionando con loro a volte come se fossero bambini e a volte come se fossero adulti. I genitori dovrebbero osservare l’evoluzione rapida del fanciullo investito dalla tempesta ormonale, tipica di quel periodo e adeguare il modo di rapportarsi con lui armonizzandolo ai naturali cambiamenti dell’adolescente. Quando i genitori non adottano comportamenti ambigui, confusi e disorientanti nei confronti dell’adolescente e assecondano con opportunità, equilibrio e amore le micro-fasi di questo periodo, i ragazzi potranno ricevere un aiuto fondamentale e conquistare la loro identità.monete

Una metafora molto calzante è quella della pila di monetine. Ogni permesso ben comunicato corrisponde a una monetina poggiata in posizione verticale, retta e centrata. Ogni permesso mancante o mal comunicato, corrisponde a una moneta impilata in modo non allineato rispetto alle altre. La conclusione è semplice: più monetine storte impiliamo nella nostre torre (metafora dalla crescita), più dobbiamo

  • sperare in un ribilanciamento di pesi
  • aspettarci un crollo della torre

La consapevolezza a cui arrivare e da cui partire è a volte dolorosa, ma realistica: se i permessi non ci sono arrivati quando dovevano arrivare, ora è inutile continuare a bussare a quella porta. Spesso i genitori anziani sono ancor più arroccati, forse non capirebbero cosa stiamo chiedendo loro, a volte non ci sono più.
IL PRIMO PERMESSO PARTE DA NOI.
E a volte anche dal counselor, dal terapeuta, da qualcuno che ci offre il Permesso di fare cose che vanno assolutamente contro la nostra normatività appresa. Vi ricordate la fiaba dei pesci (post “la mamma che non è mai abbastanza”)? Il Saggio concede all’Artigiano un grande Permesso: ascoltare ciò gli piace, sospendere il dovere e concedersi una giornata per sè. Da questo Permesso, l’Artigiano acquista consapevolezza: non è nel cosa faccio (mi piace vs. non mi piace) ma è nella pretesa di ottenere un Tutto irraggiungibile, che sta la sede del mio malessere…

 

Lucia Violi

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