L’angoscia al pensiero del lunedì

lunedì

Uno dei temi che mi sento riportare spesso in counseling è l’angoscia che si prova la domenica, al pensiero che il lunedì ricomincia la settimana. Potrei citare il caso di L. che si sveglia la domenica mattina, già pensando a cosa succederà quando vedrà la sua postazione in ufficio. O quello di G. che ha l’ansia all’idea di confrontarsi col capo. Alcuni hanno l’ansia anche solo al pensiero di dover prendere treni, metro. Di vedere i colleghi che lo mobbizzano. Di trovarsi solo in pausa pranzo. I motivi che ascolto sono veramente i più differenti.

Ma alcuni elementi accomunano tutte queste persone:

  • Tutte provano angoscia al pensiero della settimana che ricomincia
  • Tutte passano la domenica in uno stato di afflizione
  • Tutte manifestano segnali di criticità nel clima aziendale in cui lavorano
  • Tutte vivono il lunedì come più pesante del venerdì stesso: sembra che la pausa per ricaricare le energie non abbia funzionato. La pausa pre-gustata dopo una settimana di fatica è più efficace della pausa effettivamente vissuta in previsione del nuovo inizio.angoscia lunedì

Questo fenomeno particolarmente diffuso mi riporta almeno a 3 temi:

Il primo tema è quello delle emozioni vissute in modo disfunzionale in quanto non congruenti con la dimensione temporale adeguata. Vediamo infatti un classico esempio di tristezza/lutto per qualcosa che arriverà (e per qualcosa -la domenica- che viene considerato “passato” quando di fatto è ancora presente).

Il secondo tema parte anche da ciò che osservo e su cui magari scriveremo un post di approfondimento: la modalità di gestire il proprio tempo rigenerativo. Per molte persone il weekend è più stressante della settimana stessa, fra acquisti, visite, e il “dover sbrigare tutto ciò che in settimana non riesco a fare”. La gente fa molto e sta poco. 

L’ultimo aspetto è un tema che rivolgo più come suggerimento a chi in un’azienda ha potere decisionale: forse sarebbe il caso di  fare un’analisi di clima per capire quanti patiscono il tornare in ufficio, per comprendere  se è un caso sporadico con motivazioni peculiari o se è uno stato diffuso fra i dipendenti. Nel secondo caso si potrebbe lavorare su

  • cosa genera ansia,
  • quale potrebbe essere la richiesta per lavorare serenamente
  • come l’organizzazione potrebbe colmare eventuali gap nella gioia di svolgere le proprie attività
  • quale sia l’incidenza del livello evolutivo aziendale sulla percezione del malessere

Si pensa spesso che non ci siano tempo e budget per talune attività che sostanzialmente non risultano prioritarie: ma può veramente essere ritenuto non-prioritario lo stato psicologico e di conseguenza la predisposizione ottimale interiore a produrre corretti output? Ricordiamoci che il malessere è contagioso, e quando il contagio è diffuso, può generare controculture che, dietro a una obbligata facciata di condiscendenza, screditano l’immagine del management, dell’impresa, del lavoro stesso, agli occhi di altri reparti e addirittura dei clienti.

Lucia Violi

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