Counseling e Principi AT

cuore_testaChe rapporto passa fra Counseling e Principi AT? Quali sono i Valori AT usati in un incontro/percorso di Counseling? Per creare un collegamento fondato fra la metodologia Counseling e il modello AT, riportiamo valori e principi base appicabili al counseling e appartenenti alla teoria analitico-transazionale:

Consapevolezza, spontaneità, intimità
L’Analisi Transazionale si riconosce in quel clima di fiducia nei confronti delle potenzialità dell’individuo, anche se sofferente, che è tipico del movimento delle “psicoterapie umanistiche” da A.Maslow in poi.
Tre semplici concetti berniani riassumono efficacemente questa filosofia: consapevolezza, spontaneità, intimità.
La consapevolezza esprime la buona conoscenza di sé: la conoscenza di ciò che si muove dentro di noi, comportamenti, pensieri ed emozioni, sia quelli che noi riteniamo accettabili alla nostra autostima, sia quelli che lo sono meno.
La spontaneità, che non dimentica mai la considerazione del contesto, ci parla invece della capacità di esprimere quello che pensiamo e sentiamo senza censure. La spontaneità è la capacità di essere e di stare nel mondo per quello siamo, accogliendo in modo non giudicante le nostre risorse e le nostre fragilità e permettendoci quindi di esprimere nella relazione, in modo autentico, i nostri pensieri e i nostri sentimenti.
L’intimità manifesta la capacità di contatto con gli altri,  la capacità di creare connessione con l’altro partendo dalla connessione profonda con se stessi. In questo sta la possibilità di scambio di affetti genuini e anche, quindi, la possibilità di amare e di lasciarsi amare.

Io sono OK, tu sei OK
Un’altra indicazione di valore è inclusa in un messaggio tipico dell’A.T., talvolta banalizzato e ridotto allo slogan: “io sono OK, tu sei OK”, che sta a indicare la considerazione del valore proprio ed altrui, come fondamento di qualsiasi relazione positiva e costruttiva: in definitiva una visione positiva di sé, degli altri, della vita e del proprio posto nel mondo.

Autonomia individuale, concetto di responsabilità e cambiamento.
L’altro assunto dell’AT: “Ognuno decide il proprio destino, e le decisioni possono essere cambiate”, esprime l’aspirazione a rendere le persone consapevoli innanzitutto e responsabili delle proprie azioni per potere effettuare le proprie scelte e cambiamenti quindi divenire attori della propria crescita. Questa fiducia sta alla base della formazione e dello sviluppo del potenziale umano: infatti essa permette una comprensione dei meccanismi intrapsichici e relazionali e fornisce gli strumenti operativi per rendere funzionali ed efficaci anche i rapporti professionali.
Peculiarità dell’A.T. è proprio quella di essere uno strumento di analisi e riconoscimento di comportamenti visibili e non, uno strumento interpretativo decodificabile solo e sempre con l’intervento dell’esperto. Il linguaggio semplice e facilmente comprensibile è punto di forza  della teoria stessa che, pur sofisticata e complessa nei principi e nella struttura, può essere resa alla portata di tutti e fruibile da si automotiva al cambiamento.

Condivisione di responsabilità

  • Contratto diretto ed esplicito tra counselor e cliente
  • Ruolo attivo del cliente nella gestione del proprio cambiamento ed apprendimento
  • Verifica del consenso su finalità e metodi seguiti
  • Assunzione di impegni attivi

Relazione paritaria

  • Patto di cooperazione: rapporto con professionista esperto e qualificato che può garantire riservatezza e competenza
  • Sviluppo di una relazione supportiva basata sulla fiducia e sul coinvolgimento reciproco

Sviluppo dell’autonomia

  • Comprensione del proprio modo di pensare e dei propri comportamenti
  • Selezione e scelta di priorità rispetto ai punti di forza e delle aree da migliorare
  • Recupero dell’autonomia come base per la decisionalità
  • Rispetto, senza interferenza valutativa da parte counselor

Valorizzazione sfera emotiva

    • Accettazione ed esplorazione delle aree emotive
    • Accoglimento del vissuto e delle risorse emotive del cliente
    • Sviluppo della capacità di accettare/integrare i limiti
    • Rielaborazione delle conoscenze implicite
    • Messa in gioco del counselor come persona intera, con le sue emozioni e sentimenti e la possibilità di partecipare e condividere il processo in corso.

Contratto psicologico: relazione econtenuto

Uno dei principi fondamentali dell’A.T. è quello che mette in evidenza l’importanza del contratto psicologico inteso come l’accordo, chiaro ed esplicito sugli obiettivi e sulle modalità operative, e l’assunzione di responsabilità personali dei due attori, psicoterapeuta o couselor e paziente o cliente, finalizzato al raggiungimento degli obiettivi. Il contratto rappresenta l’impegno preso con se stessi e con qualcun altro al di fuori di sè e significa condividere esplicitamente la responsabilità dell’impegno assunto. Per arrivare al contratto occorre un confronto sulle aspettative proprie ed eventualmente esterne, sulle risorse possedute e su quelle da acquisire, che permetterà di fare emergere le spinte contrastanti al successo e le resistenze o i blocchi che ne rendono spesso inefficaci gli sforzi. Stabilire un buon contratto significa attivarsi per mettere a fuoco l’obiettivo reale e concentrarsi su di esso.

Si sta parlando fino a questo punto del contenuto del contratto. Ma esiste un altro aspetto assai rilevante rappresentato dal contratto come processo tramite cui si fonda la relazione che si instaura tra counselor e cliente. E’ già a partire dal primo incontro si inizia a costruire una relazione basata su dinamiche emotive, ad in particolare sulla fiducia. Molto spesso nella pratica dell’attività di counselor ho potuto rilevare che, a livello intuitivo, la persona che esprime una richiesta di counseling chiede di poter effettuare con il suo potenziale counselor un breve incontro prima di decidere di iniziare.

Apparentemente è un incontro basato su contenuti, vengono poste domande molto pratiche: modalità degli incontri, tempi, tecniche etc. in realtà avviene quella che potremmo definire una “verifica empatica”.

Il cliente verifica il suo sentirsi a proprio agio, tasta il livello di sintonia su canali analogici ed emotivi con il counselor, percepisce la possibilità di essere compreso, aiutato e guidato senza essere giudicato ma anzi sentendo il rispetto assoluto per le sue difficoltà ed incapacità. Così, se si è stabilito un buon feeling, sé c’è stato un contatto vero, genuino e forte si può strutturare l’alleanza tra counselor e cliente e questo costituisce l’elemento essenziale per potere definire il contratto nelle sue parti di contenuto e creare la buona energia creativa che orienterà le azioni.

Rapporto Cliente-Counselor

Come principi generali riguardanti il rapporto cliente-counselor ci si può rifare al Codice di Etica e Deontologia Professionale per i Counselor adottato dalla SICo – Società Italiana di Counseling – che costituisce un punto di riferimento sicuro per l’autoregolamentazione di chi esercita la professione di counselor e chi desidera avvalersi di tale contributo professionale.

Tra gli elementi fondanti dei valori si trovano la riservatezza cioè il segreto professionale, la trasparenza di comportamento ed il rispetto.

Si è detto che aspetto fondante del buon esito di una attività di counseling è il rapporto che si instaura tra il cliente ed il counselor.Per assecondare il processo di sviluppo il counselor deve innanzitutto crederci, deve possedere lui stesso una convinzione nella possibilità di cambiare e di apprendere dalla esperienza. E’ importante che possegga oltre alle indispensabili competenze tecniche ed al linguaggio delle organizzazioni anche una ampia sensibilità alla relazione per sapere accogliere e valorizzare il patrimonio emotivo del cliente. L’empatia e la disponibilità all’ascolto sono qualità indispensabili per creare una salda alleanza che consente il lavoro.

Un counselor deve inoltre saper trasmettere le famose  “tre P” dell’Analisi Transazionale di Berne: Permesso, Protezione, Potenza.

1. PERMESSO: Il counselor deve saper trasmettere al cliente il permesso di cambiare, di superare blocchi, di modificare il proprio copione, oppure di essere come è, sperimentando forme diverse pensiero e di azione aprendosi ad opzioni di comportamento inusuali.

2. PROTEZIONE: occorre che sappia creare un clima di fiducia e di alleanza, di rispetto e di riservatezza che consente di sperimentarsi in ambiente protetto e non valutativo, di provare a mettere in pratica ciò di cui si è parlato, accettando anche l’insuccesso che è insito nell’esperienza e premessa per il successo.

3. POTENZA: deve saper esprimere una comunicazione potente riguardo alla propria visione circa le possibilità di crescita, alla sicurezza delle proprie competenze che potranno accompagnare nel cammino fornendo supporto sicuro di tipo cognitivo/concettuale ed emotivo.