La Mamma che non è mai abbastanza.

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Di recente una nostra cara amica è diventata MAMMA (benvenuto Gabriele!). Lo era anche nei 9 mesi di gravidanza di fatto, ma finchè non ti trovi quel robino che ti scruta, non sei davvero “DIVENTATA”. Il salto avviene lì. In qualche maniera non vale più la regola a cui possiamo credere (o fingerlo) nei momenti di disperazione, di rabbia, di disfattismo: non devo rendere conto a nessuno. A un tratto, impercettibilmente, si inizia a rallentare in auto e ci si sente più prudenti. Ci si preoccupa della propria incolumità non solo in nome di un sano amor proprio, ma anche per tutelare la nuova vita,  affinchè possa crescere serenamente con una mamma efficiente e sana accanto.

A volte forse erroneamente, forse naturalmente, ci si fa da parte per dare tutto quello che si ha, e anche quello che non si ha, al nuovo arrivato. E ripensando a quei momenti, io credo che l’origine del problema stia in parte lì: voler dare tutto, anche quello che non si ha, anche quello che non si può.

Il mio pensiero va al Dott. Magrograssi. Me lo vedo sorridente che dice 2 cose:

  1. ognuno porta ciò che può (una frase così semplice e così potente)
  2.  vi racconto la storiella dei pesci…

Ve la racconto? La volete sentire? Naturalmente, vi racconterò la mia storiella dei pesci…

C’era una volta in un piccolo villaggio, un artigiano che non era mai contento, perchè la sua attività lo teneva talmente impegnato e lo caricava di tante di quelle responsabilità e impegni e ordini e commissioni, che arrivava stremato a sera e sempre profondamente insoddisfatto. Così decise di rivolgersi al Saggio del paese, un uomo anziano che aveva la risposta e la soluzione per tutto. L’artigiano raccontò la sua frustrazione al Saggio, il quale lo ascoltò con attenzione e interesse. Al termine del racconto, il Saggio chiese: “mio caro artigiano, se potessi scegliere di fare una cosa che ami più delle altre, quale sceglieresti?” L’artigiano restò interdetto perchè in effetti non ci aveva mai pensato. Poi disse: “beh… andare a pescare…” E il Saggio rispose: “bene, domani non andrai a lavorare, ma ti dedicherai tutta la giornata a fare ciò che ami: pescare. Poi, quando calerà il sole, tornerai qui da me.” E così l’artigiano fece. Il giorno dopo raccolse molti pesci, e parte di essi li donò al Saggio, al momento di rivederlo. Il Saggio disse: “bene, vedo che la giornata è stata soddisfacente… come ti senti? Sei felice?” L’artigiano ci pensò un attimo e poi disse:”No, sono ancora profondamente triste e frustrato.” Il saggio chiese: “Come mai?” L’artigiano rispose: “Perchè non sono riuscito a pescare tutti i pesci del lago.”

Questa favola la dedico a tutti i nostri lettori e a tutte le persone che ora stanno boccheggiando nell’affanno di vivere, quando basta osservare “la pianta” per riflettere su come l’esistenza possa rallentare… Ma  in particolare stasera la dedico alle mamme che per quanto (af)fanno, per quanto si arrampicano, hanno sempre la profonda sensazione di base di non fare niente, non fare abbastanza, o di fare un po’ tutto, ma tutto male.

E penso che questa sensazione cominci certo con la nostra storia infantile, e con la storia di nostra madre e con quella di nostra nonna, e così via… ma credo anche che cominci esattamente nel momento in cui questo frugolino ci guarda. Non sapendosi esprimere ci esprime tantissimo e noi non portiamo ciò che possiamo, ma pretendiamo di arrivare a portare tutto. Se non ci riusciamo, prevale l’inadeguatezza, lo sconforto, l’impotenza.

Su questi sentimenti poi speculano i prodotti anticoliche, i forum di rimedi della nonna, i luoghi comuni sulla depressione post-partum, i gambi di prezzemolo… ma resta il dato di fatto: la Mamma vorrebbe pescare tutti i pesci del lago. Se ne pesca “solo” qualche rete, è una mamma che non si sente a posto.

Sto generalizzando forse, ma sono scivolata nella zona centrale della gaussiana, perchè questo è quello che sento raccontare nella maggior parte dei casi, compresi quelli delle mamme lavoratrici che si sentono in colpa se lavorano e non dedicano tempo ai figli, ma si sentono in colpa anche se stanno coi figli non mettendo da parte i soldi per garantire loro un’educazione di qualità. madre

Diciamoci la verità: chi ha il copione del sentirsi in colpa, si sente in colpa qualsiasi cosa faccia, e non si sente mai sufficientemente nel ruolo.

Avrei potuto fare di più, avrei potuto essere meglio. Avrei potuto essere diversa. Non so come, ma non come me. 

Quanta violenza riusciamo a farci noi mamme, quando vediamo che la nostra coperta lascia fuori o l’alluce o i capelli del nostro bambino. Quante lacrime versiamo per paura di non riuscire. Per paura della coazione a ripetere. Per paura di essere contagiose. E in quelle lacrime quanta storia nostra, profondissima e salata, potremmo rigurgitare.

Lucia Violi

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