“Hai capito???”

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Mi capita spesso, durante i colloqui di counseling, di iniziare un incontro e dopo pochi minuti sentirmi dire “eh, ma io gliel’ ho detto”, oppure “sai cosa mi ha detto?”, e spesso si tratta di frasi condite da parolacce e offese (“quello st***** di… mi ha detto che…”). E come non credere alle parole e alla convinzione di tutte queste persone che sembrano avere tanto bisogno di incontrarmi per riportarmi tutte le frasi, parola per parola, che hanno caratterizzato calde discussioni avvenute in famiglia, con i colleghi, tra amici, con i genitori o con i figli.

Si tratta ovviamente di messaggi inviati e anche recepiti, ovvero di un insieme di informazioni passate da una persona all’altra ed eventualmente anche tornate al mittente, esattamente come vuole la teoria:

la comunicazione, non solo è un bisogno primario dell’essere umano, ma si esplicita in uno scambio di messaggi tra due persone, dove il messaggio è composto da più informazioni che vengono palleggiate tra un interlocutore e l’altro. L’interazione tra le due persone avviene grazie all’utilizzo di un codice che permette di capirsi (per esempio la lingua italiana è il codice che stiamo utilizzando tra di noi) .

Dopo aver ascoltato qualche minuto di “e poi mi ha detto e io gli ho risposto”, ciò che rimando ai miei clienti è spesso lo stesso concetto, espresso ovviamente in formule adeguate al contesto: “Sei così sicuro che i tuoi messaggi siano stati recepiti come avresti voluto?”  “sei così sicuro di aver capito quello che ti volevano dire?”, io in questi casi ho solo una risposta: NO, non lo puoi essere. Anche nell’ipotesi migliore, tutto quello che viene espresso da una persona, siano richieste o indicazioni, è mutuato da diversi fattori: lo stato d’animo, le esperienze personali presenti e passate, i sogni, lo stato di salute del momento ed è interpretato dall’interlocutore attraverso altrettanti fattori del tutto privati, infatti l’interpretazione di ogni messaggio può considerarsi unica e pertanto irripetibile perché è il risultato delle inferenze che caratterizzano l’essere umano che a loro volta sono il frutto delle esperienze pregresse di ogni persona che fanno sì che la persona stessa arrivi a conclusioni diverse da quelle degli altri (le conclusioni sono spesso risposte alle nostre scelte di Copione, concetto AT che a breve tratteremo, dico bene Lucia? ;))

Eppure per comunicare bastano davvero pochi fattori: Un emittente, un ricevente, un messaggio, un codice, ma non dobbiamo dimenticarci che la comunicazione è un processo interattivo, fatto di transazioni e interazioni, un percorso in cui tutto si trasforma, compresi gli interlocutori. Questo significa che se io torno casa arrabbiata dal lavoro e mi sembra che la mia casa sia sottosopra perché “vedo tutto nero” e il mio compagno si avvicina a me con dolcezza, si mette in ascolto, mi permette di sfogarmi liberamente e magari mi prepara anche un bagno caldo, mi renderà felice e alleggerirà il mio stato d’animo con il quale mi ero palesata in casa. Possiamo dire che saremo cambiati sia noi due, perché io sarò appagata e lui probabilmente più sereno (possiamo parlare in questo caso di “comunicazione circolare” come il Dott. Giacomo Magrograssi riassume nel concetto di punteggiatura), che la percezione dello spazio che ci circonda, che non ci sembrerà più una topaia ma magari una stanza da riordinare.

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Dietro alle convinzioni dell’”ho detto tutto” e “tutto chiaramente”, o di “aver sentito bene” si nascondono molte incomprensioni e dalle incomprensioni spesso nascono i conflitti che, tornando alla Comunicazione Circolare, possono diventare dei vortici che ci trascinano verso gli inferi del disaccordo. Il lavoro del counselor è anche quello di affiancare le persone per fare in modo che evitino gli inferi e uno degli strumenti che possiamo utilizzare è l’INFORMAZIONE, ovvero dare al nostro cliente dei dati che gli permettano di diventare consapevole di alcune dinamiche che caratterizzano l’essere umano e quindi anche sé stesso.

 

In questo post abbiamo visto quanto segue:

La comunicazione è un bisogno primario

La comunicazione si esplicita in uno scambio di messaggi tra A e B

Il messaggio è un insieme di informazioni

L’interazione tra A e B è un insieme di messaggi

Per comunicare si deve utilizzare un codice con cui trasmettere il messaggio (Il messaggio è codificato)

L’interpretazione di ogni messaggio può considerarsi unica e irripetibile perché è il risultato delle inferenze che caratterizzano l’essere umano

La comunicazione è un processo interattivo, fatto di transazioni e interazioni

La comunicazione tra due persone può definirsi circolare, ovvero i due interlocutori si trasformano vicendevolmente all’interno di una stessa conversazione.

Non si torna indietro da un messaggio inviato, si può ritrattare, negoziare, approfondire…

 

Erika Sartori

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