Gabriela Manzella

Oggi scrivo un post per Gabriela Manzella.

In questo momento stanno celebrando i suoi funerali, e io fino all’ultimo mi sono chiesta cosa fare. Ma poi ho scelto di non presentarmi. Riprovevole per il mio Genitore Normativo. Rifugio protettivo per il mio Bambino Naturale “Impaurito”.  Non ho mai avuto un buon rapporto con le fini, chi mi è più intimo lo sa. E anche se si cresce e ci si trova a lavorare nel counseling, anche se si fanno anni di terapia, non è detto che tutti i fantasmi vadano a posto. Io credo che un percorso di terapia sia di successo non quando elimina, ma quando riappacifica. E ci si trova a comprendere che anche se non si è totalmente risolti, con i propri irrisolti si può vivere serenamente. Perdonandosi per esempio alcune mancanze.

Ma mentre si celebrano i funerali voglio scrivere comunque il mio saluto a Gabriela, docente, socia del Centro Berne e psicoterapeuta carismatica, solare, sensibile e incisiva. Personalità che, conosciuta una volta, difficilmente si dimentica.38a56004557b54d7907c9e243a197b8fda4afa6c_m

La morte mi apre sempre tante domande. Penso che al di là della credenza religiosa, sia un passaggio che fa pensare ognuno di noi. Ma parlo per me, con l’umiltà di non sapere come gli altri vivano i misteri più profondi. A me la morte fa tornare indietro nel tempo. Fa tornare alla vita e mi domando cosa avremmo fatto se quel giorno avessimo saputo che. Forse molto di più, come esaudire tutti i desideri accatastati e dire le cose importanti smettendo di darle per scontate. O forse terribilmente di meno, in preda a un conto alla rovescia paralizzante e ineluttabile.

La Natura prodigiosa e perfetta, anche in questo ci ha visto più lungo di quanto noi vogliamo che vedano e pre-vedano i nostri satelliti: ha predisposto che la morte arrivi inaspettatamente, per permetterci di vivere secondo nostra libera scelta. Una grande responsabilità, perchè tutto sommato la Natura ci stima profondamente.

Noi cerchiamo di controllare l’imprevedibile, prevedendolo. La medicina, la ricerca, la scienza, l’occultismo… Siamo tutti intenti nel trovare un modo per colmare la mancanza di certezze. Ed è proprio dalla mancanza che nasce la creazione. E’ dalla mancanza che sorgono i bisogni, i quali ci industriano affinchè li soddisfiamo. Il modo poi, con cui chiudere i buchi, sta solo a noi.

Il “venire a mancare” di Gabriela mi ha attivato a scrivere queste parole per chiudere la ferita della Perdita. Del non essere stata. Dell’aver ascoltato e conosciuto meno di quanto avrei potuto. Ma un sorriso di una dolcezza tanto potente, è difficile che possa venire a mancare. Resta nell’aria. Per lo meno nella mia aria.

Una nostra cara amica che la conosceva più da vicino ci ha donato 2 suoi scritti che penso siano istruttivi per tutti noi. Credo di renderle omaggio, condividendoli.

CI SIAMO CAPITI DAVVERO? di Gabriela Manzella

Ascoltare è il primo passo da compiere per comunicare efficacemente.
Ecco qualche suggerimento per “prestare orecchio”.
Quante volte ci è capitato di confondere o dimenticare quanto ci hanno detto?
Quante volte ci siamo scordati anche solo il nome di chi si è
appena presentato?
Spesso sottovalutiamo quanto possa essere importante prestare
attenzione a chi abbiamo di fronte.
Ci preme innanzitutto dire la
nostra e, senza accorgercene, può capitare che ci sfuggano molte cose
tra cui la stessa risposta della persona con cui stiamo parlando.
Imparare ad ascoltare è prezioso tanto quanto imparare a parlare.
Ascoltando in modo attivo possiamo raccogliere più informazioni sul nostro interlocutore, possiamo trovare il modo di farci capire, ottenere più facilmente la stima e la simpatia dell’altro e anche essere d’aiuto alla persona che abbiamo di fronte.
Per sviluppare questa innata capacità bastano pochi accorgimenti:
innanzitutto è importante ascoltare in silenzio, con attenzione e senza distrarsi. Quando qualcuno mi parla devo interrompere ciò che stavo facendo e, se il momento non è dei migliori, chiedere scusa e proporre un altro incontro al più presto possibilmente definendo già quando.
Se voglio davvero ascoltare, è utile sospendere qualsiasi giudizio di valore.
Per capire cosa mi stanno dicendo, pensieri come: “Ha ragione
– Ha torto” non mi servono a nulla.
Dopo avrò tutto il tempo per
ragionarci. Mettersi nei panni dell’altro è un altro passo fondamentale.
E’
importante chiedersi se stiamo capendo qual è il suo punto di vista e contemporaneamente che importanza ha per lui/lei quanto mi sta dicendo.
Infine, verificare se ci si è capiti.
Via libera quindi alle domande e
riformulazioni di quanto ci è stato detto per avere altri dati e per preparare il terreno al nostro intervento.
Un ultimo consiglio, quando vi capita di ascoltare qualcosa che trovate estremamente noioso, al posto di cercare di distrarvi provate lo stesso a sospendere il giudizio e porre attenzione a quanto viene detto, sembrerà strano ma spesso il tempo passa prima e si possono fare comunque delle scoperte interessanti.


L’ELOGIO DELL’IMPERFEZIONE  di Gabriela Manzella

Quello che potrebbe essere un “tempo per pensare”, per conoscersi di più o semplicemente per dedicarsi agli affetti è diventato un tempo svuotato di significati in cui allenare i bicipiti anziché l’anima.
Negli ultimi anni sembra impazzare l’idea della bellezza come “fisico perfetto”, un ideale che, seppur fugace e irraggiungibile agli occhi di tutti, è diventato l’ennesimo cruccio per dimostrarci ancora una volta che, volendo, all’infelicità non c’è mai fine.
Come eterni adolescenti, rincorriamo modelli estremi creati nella convinzione che bastasse pensarli per renderli reali.
Il tempo
libero si è trasformato in una maratona tra salti del pasto, allenamenti da far invidia agli atleti più scafati e corsi di “taglia e cuci” dal chirurgo di fiducia.
Quello che potrebbe essere un “tempo per pensare”, per conoscersi di più o semplicemente per dedicarsi agli affetti è diventato un tempo svuotato di significati in cui allenare i bicipiti anziché l’anima.
L’immagine sembra aver preso il posto della fantasia trasformandosi in un involucro protettivo nei confronti della fragilità interiore e alimentando così la confusione tra “l’apparire” e “l’essere”.
Sicuramente, avere cura di se stessi vuol dire anche prestare attenzione al nostro corpo ma esaurirsi in questo può
diventare un ostacolo all’evoluzione.
Dare spazio alla bellezza significa cercare un’armonia nell’insieme di quello che siamo, mettere a fuoco desideri, obiettivi, possibilità di realizzazione ma anche imparare a rinnovarsi e crescere riempiendo la nostra fisicità di un contenuto che anche l’inesorabilità del tempo non potrà mai portarci via.

Al Contenuto profondo di Gabriela, che anche l’inesorabilità del tempo non potrà mai portarci via.

Lucia Violi

Lascia una risposta