Desiderio e Angoscia

desiderioL´angoscia contemporanea non è l´angoscia di fronte al nulla di cui parlano i filosofi, ma piuttosto è l´angoscia di fronte all´eccesso: come se mancasse una prospettiva, un progetto. Non sorge dalla mancanza ma da un troppo pieno, dalla sensazione di essere imprigionati in un sistema che ci avvolge e ci comprime e sembra non permettere – nemmeno nella fantasia – di un altro mondo, di un altro orizzonte… Il nostro è senz´altro il tempo di un immiserimento materiale e mentale diffuso, è un tempo di precarietà dove l´angoscia – come dimostra la diffusione epidemica del panico – è di massa.

L´angoscia non si limita a paralizzarci, ma può diventare la causa di un nuovo desiderio. Tutta questa circolazione cieca di godimento è senza soddisfazione, tende a produrre solo distruzione, ma ora il declino del “discorso del capitalista” può aprire a nuove possibilità di vita. Nella nostra esperienza clinica l´angoscia non è mai solo un vicolo cieco, ma segnala sempre la prossimità del soggetto alla verità (rimossa) del proprio desiderio, mettendolo di fronte a ciò che abitualmente cerca di evitare.

Ma di che cosa parliamo quando parliamo di desiderio? Di una forza inconscia che spinge alla relazione con l´Altro e che sempre implica un inciampo, uno sbandamento, una perdita di padronanza… Non sono “io” che decido il mio desiderio, è il desiderio che decide di me, mi rapisce e mi anima.

La sola vera colpa dell´uomo è quella di venire meno al proprio desiderio: l´infelicità è spesso legata al fatto che la nostra vita non è coerente con ciò che desideriamo. E invita ad essere responsabili rispetto al desiderio che non può essere mai associato al capriccio, perché ogni volta che sono chiamato a scegliere “ne va della mia esistenza”…

 

Ringraziando Massimo Recalcati,

Lucia Violi

Lascia una risposta