Dare il tempo alle Emozioni

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Ieri, tornando dal lavoro con la testa coperta dall’ombrello e la mente assorta nei miei pensieri, vengo distratta dalla voce squillante di un bambino di circa 5 anni, con stivaletti in gomma e impermeabile giallo, che urla alla mamma “Hei Mamma io sono Gioia, tu chi vuoi essere?”. Immagino che il suo gioco fosse frutto della visione di INSIDE OUT l’ultimo film della Pixar che sta saturando le sale cinematografiche. Un cartone animato che tratta il meraviglioso mondo delle EMOZIONI con un linguaggio diverso dal solito, rendendo le emozioni dei personaggi simpatici che vivono nella mente di tutti noi e ci condizionano in quello che facciamo, nelle scelte che prendiamo e nelle relazioni che viviamo. Al di là delle critiche sollevate dagli esperti di neuroscienze, ho pensato che Walt Disney anche questa volta abbia fatto centro, e mi sono confrontata con Lucia per scrivere il nostro primo post sull’infinito fantastico panorama delle Emozioni.

Ed eccoci qui:

“Emozione”, fa parte di quei vocaboli che riverberano all’altezza del cuore, una di quelle parole che a spiegarle si rischia di limitarne il valore. Per non parlare del vederle scritte, impossibile rendere giustizia a quell’insieme di moti dell’anima che la parola emozione si porta addosso.

Forse per questo amo tanto l’arte, forse perchè aiuta la condivisione del concetto di emozione. L’arte non ti spiega il significato della parola in sé, ti permette di “sentirlo”. Penso alla rabbia di Pollock nei suoi quadri, alla malinconia di Van Gogh, alla gioia di Matisse e alla paura di Munch. Potrei portare altri esempi in musica, in scultura, in danza. Quello che è certo è che raccontare cosa sia l’emozione non è assolutamente cosa facile.

Daniele Goleman in “intelligenza emotiva” ci ricorda che la radice della parola emozione è il verbo latino MOVEO, “muovere”, con l’aggiunta del prefisso “-e” (“movimento da”), per indicare come in ogni emozione è implicata una tendenza ad agire. Infatti, se osserviamo bambini e animali ci accorgiamo di come la Rabbia, la Paura, la Tristezza e la Gioia (le 4 emozioni considerate di base, ma per una spiegazione a riguardo, vi alleghiamo un approfondimento qui) mettano gli organismi in moto. E sicuramente “mettono in moto” anche gli adulti. La questione è il “come” gli adulti si attivino nel “sentire” le proprie emozioni, ma soprattutto se l’emozione che li fa attivare è adeguata al contesto oppure non lo è.

Il punto focale è proprio questo, le emozioni, che hanno radici molto profonde e lontane nel tempo, intervengono in nostro aiuto per permettere la nostra sopravvivenza (sia essa anche solo psicologica). La natura ci ha fornito di queste emozioni perché in una qualche maniera esse servono.

La Paura ha la funzione di generare in noi uno stato di allerta con lo scopo di proteggerci dalle minacce, preservando la sopravvivenza. Infatti davanti a qualcosa che noi percepiamo come pericolo, il nostro corpo si immobilizza per qualche secondo e si prepara alla fuga (nascondersi, scappare, attaccando a propria volta…) Provate ad immaginare di trovarvi davanti a qualcosa che vi spaventa particolarmente. Per generalizzare pensiamo a una tigre.

La Rabbia serve a delimitare i confini, distanziarci dall’altro e segnalare la nostra contrarietà. Se qualcosa non ci va bene ci permette di esprimerci con dissenso e opposizione. La rabbia interviene anche quando non riusciamo ad ottenere ciò che vogliamo, e in questo senso “serve” perché attiva le energie utili per superare l’ostacolo. Pensiamo ad esempio se restiamo bloccati in uno spazio chiuso, con quanta energia cerchiamo di trovare un modo di uscire.

La Tristezza ci aiuta nell’adeguarci ad una perdita significativa o ad una grande delusione, ci permette di ritirarci, di rallentare, di stare con noi stessi, al punto di poter elaborare il lutto per una mancanza o una speranza frustrata e di riprendere poi tutte le energie necessarie per creare nuovi legami e nuovi progetti.

La Gioia ci permette di godere di ciò che la vita ci presenta, di quello che succede e che abbiamo. Grazie alla Gioia possiamo connetterci con gli altri e con il cosmo, che bellezza!!

Per la funzione specifica di ogni emozione, vediamo che esse hanno “senso” (biologicamente parlando) se in relazione con un periodo temporale adeguato:

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Al futuro per esempio è orientata la Paura perché ci lascia pre-vedere un evento e porta ad attivarci per la nostra sopravvivenza. Quando ci troviamo davanti ad un pericolo, le nostre conoscenze di ora sul mondo di ci informano sul rischio, permettendoci di scegliere come comportarci dopo.

Al presente è orientata la Rabbia  perché è esattamente nell’istante in cui avvengono i fatti che vogliamo risolvere la situazione: se la porta è bloccata noi vogliamo uscire di casa adesso.

Si rivolge invece al passato la Tristezza, perché trova radici nel ricordo e nell’elaborazione di quello che è stato e purtroppo non sarà più. Che peccato, però è così e va accettato…

E meraviglia delle meraviglie, La Gioia è senza tempo e la possiamo provare in ogni momento, per il ricordo di una serata divertente passata, perché siamo al concerto della nostra star preferita adesso e perché desideriamo partire per un viaggio avventuroso con la nostra famiglia nel futuro prossimo che ci attende.

Quando le Emozioni si presentano in questo modo le possiamo definire FUNZIONALI, perché sono coerenti con il contesto, manifestandosi proprio in riferimento alla dimensione temporale congruente: esse intervengono quindi funzionalmente alla nostra sopravvivenza. Possiamo dire che le emozioni funzionali sono a nostra disposizione per aiutarci a vivere bene. Chi di voi sta alzando la mano dicendo “beh insomma la tristezza non ti fa stare proprio bene…”? Su le mani. Pensiamo proprio al film Pixar: la tristezza ha la funzione di farci sentire il dolore, e cioè di farci riconoscere cosa è importante per noi. Senza la tristezza, la ragazzina non sarebbe mai tornata a casa… forse si sarebbe persa… chissà… Quindi anche la tristezza serve per ricongiungerti col benessere.

Purtroppo, non sempre le emozioni intervengono in maniera costruttiva nell’essere umano adulto. Per cause che chiameremo “copionali” (ne parleremo presto)  può capitare che l’emozione agita sia DISFUNZIONALE al benessere della persona e quindi non sproni in maniera costruttiva il nostro agire. In particolare quando l’emozione che viviamo non ha collegamento con l’opportuno periodo temporale di riferimento non ci aiuta a risolvere una situazione, un momento complicato, una difficoltà, anzi rischia di farci stagnare in uno stato di malessere che non riusciamo a comprendere. Se proviamo tristezza nel momento in cui ci sentiamo accusare ingiustamente, non possiamo ragionare per vedere lucidamente la situazione e attivarci per superare quel momento (presente appunto) difendendoci.

L’emozione disfuzionale di fatto mette in scena soluzioni non efficaci. Essere triste per la futura partenza del fidanzato, è comprensibile umanamente, ma non aiuta. Anzi: non solo non ci permette di controllare la futura partenza (che comunque avverrà se deve avvenire), ma ci guasta anche il piacere del momento presente. Mi ricorda tanto la mia amica M. che si sveglia la domenica mattina già triste “perché ormai il weekend è finito e domani è lunedì”. Ok, ma qui-e-ora è domenica mattina e tu come te la stai godendo?

Possiamo dire che le emozioni disfunzionali, in contrapposizione a quelle funzionali appunto, non ci aiutano a costruire il nostro benessere passo dopo passo. Si possono però riconoscere, evidenziare e per questo superare, lasciando spazio e tempo alle emozioni che ci aiuteranno nella nostra evoluzione verso una vita di benessere e consapevolezza.

Erika Sartori

 

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