Crescere i figli da soli: fra difficoltà e bisogni

crescere i figli da soli

Quanto sia difficile crescere i figli da soli , quando in qualche modo si vuole cercare di continuare a lavorare, è un tema attuale quanto il tema della disoccupazione. Spesso anzi, le cose vanno a sommarsi in un ingranaggio a spirale che complica entrambi i poli del problema. Sempre più alto è il numero di coppie che non hanno la disponibilità di contare sui nonni, perché lontani, o perché ancora giovani e quindi a loro volta impegnati in lavori che lasciano poco spazio alla cura dei tempi infantili. Ricordo come da bambina io avessi la nonna che mi portava a ginnastica e a catechismo. Oggi i tempi frenetici e la tipologia di vita che ci viene imposta, cambia anche la tipologia di un caregiver fondamentale come il nonno. Aumentano le coppie che non vogliono “pesare” sui reciproci suoceri e mi è capitato anche di trovare nonni che per la gestione dei nipoti richiedono un compenso economico, tale da giustificare il tempo non-dedicato-ad-altro.

lavoro-e-figliSe poi si cerca di trovare un lavoro poiché disoccupati, bisogna fare i conti con una scarsità economica che difficilmente si coniuga con il pagamento di una babysitter, e per far fronte alla scarsità economica, si cercano lavori che sempre più ci portano a offrire flessibilità (a volte garantita senza averla ben soppesata, pur di rientrare nella rosa di candidati ideali), parola chiave dei colloqui di assunzione: flessibilità che spesso significa restare in ufficio fino a tarda sera, se non si vuole rischiare di passare per lavativi (oltre che per ultimi arrivati, dato di fatto). E come offrire questa flessibilità, se non si è coperti per la gestione dei figli? E come coprire la gestione domestica se non si ha un’entrata economica tale da garantirla?

Le dinamiche sociali spesso strozzano al punto che quando si incontra una babysitter, non si è più nemmeno certi sulla richiesta da fare: ho bisogno per tre giorni a settimana? Oh, non lo so nemmeno io…

Le babysitter dal lato loro spesso sono educatrici in attesa di realizzare il proprio sogno che frequentemente e comprensibilmente è quello di lavorare in una struttura scolastica, mentre nel frattempo cercano dei “lavoretti”. In attesa di. Altre volte sono signore disoccupate che vorrebbero ricollocarsi nel loro settore specifico, e che quindi cercano qualcosa per “ingannare il tempo”.

bambino-attaccamentoI bambini invece no. I bambini vivono in un eterno presente in cui si creano legami, relazioni, fiducia, riferimenti, certezze. I bambini non capiscono il concetto di “lavoretto”. Vedono una persona che la settimana prima c’è e la settimana dopo non c’è più. E così si fanno domande a cui trovano la migliore risposta per come la loro idea di mondo risulta verosimile: ho sbagliato qualcosa, non mi amava abbastanza, le persone vanno e vengono e quindi è meglio non contarci troppo.

Perché scrivo questo? Certamente non ho la soluzione in tasca. Ma tutto ciò che mi tocca intimamente e che mi porta a riflettere, voglio condividerlo con voi.

E questo vortice costruito dall’intersecarsi del bisogno di tutti gli attori coinvolti (genitori, datori di lavoro, mercato, società, bambini, tate, nonni…) oggi mi porta ad annaspare. Non me ne vogliate.

Lucia Violi

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