Counseling, questo sconosciuto…

stock-illustration-32971450-alice-in-wonderlandCon il diffondersi di termini quali counseling, coaching e psicoterapia, è bene porre chiarezza e distinzione fra il contenuto preciso di tali servizi, che spesso non sono affatto scontati per chi non opera in questi ambiti, ma cerca un servizio di supporto personale. A tal proposito ci sentiamo di definire di questi universi, tramite stralci di un’intervista rilasciata da Giorgio Piccinino (sociologo, psicologo e psicoterapeuta, partner del Centro Berne):

Il Counseling: In molte nazioni europee il Counseling è una professione d’aiuto riconosciuta dallo Stato, cosa non ancora attuata in Italia, come quella di psicoterapeuta. I Counselor si occupano di persone sostanzialmente sane che hanno bisogno di colloqui di sostegno o di aiuto per affrontare problemi relazionali o anche psicologici senza la necessità di una cura di tipo psicoterapeutico o farmacologico che richiederebbe interventi e setting diversi e normalmente più lunghi. Per citare Francesco Aprile “Quando stai vivendo un momento ingarbugliato e hai bisogno di rimettere le cose a posto, un counselor, attraverso l’ascolto attivo e specifiche tecniche di colloquio, ti sostiene nel ritrovare le tue energie interiori per ripartire. Ad ognuno di noi può capitare di attraversare momenti difficili e confusi in cui capiamo di avere bisogno di un sostegno più efficace del semplice “momento di sfogo con l’amico del cuore”. Un counselor, dunque, ti aiuta a scegliere senza scegliere al posto tuo. Ti aiuta a ripartire lasciandoti la responsabilità dei tuoi passi. Ti sostiene nel cambiamento e nel recupero delle tue “energie sopite” nei momenti chiave della tua vita. Il percorso di counseling è quindi per definizione contenuto nel tempo, legato ad un obiettivo di cambiamento specifico e può essere applicato alle diverse dimensioni della vita: relazioni familiari e/o di coppia, vita professionale, fasi di transizione, ecc…”

 

Il coaching: è nato come un affiancamento in azienda di una persona più esperta per un certo lavoro e infatti come attività di formazione è attualmente orientata a manager o responsabili delle Risorse Umane che intendono utilizzarlo come una delle leve strategiche per lo sviluppo dei propri collaboratori. Rispetto al counseling, anche se devo dire che questo dipende molto dalla persona che si incontra e dal suo orientamento valoriale, siamo nell’area dello sviluppo delle capacità professionali che non necessariamente tiene conto dell’intero individuo e delle sue problematiche di personalità.

Counseling e Psicoterapia: Il counseling e la psicoterapia hanno diversi elementi in comune e al contempo nette differenze. L’obiettivo è per entrambi la crescita delle persone e lo sviluppo di capacità frustrate e dimenticate, mentre la differenza riguarda il tipo e la gravità dei problemi portati. Uguale dev’essere l’atteggiamento di accoglienza incondizionata della persona con i suoi valori e i suoi comportamenti, il lavoro concordato verso un obiettivo sempre condiviso e “alla luce del sole”, un percorso che prevede sempre l’informazione continua su quanto si sta facendo e perché. E il finale di consapevolezza e accettazione di sé.

Ma la psicoterapia si occupa di persone che necessitano di una ristrutturazione profonda della personalità, che manifestano disturbi e sofferenze rilevanti, non temporanee, che possiamo anche definire nevrotiche. Per questo la durata, il setting, le metodologie di intervento e le tecniche sono diverse. Spesso si tratta di un cambiamento rilevante che ha bisogno di essere stimolato, ma anche seguito e monitorato a lungo, sia perchè si stabilizzi nel tempo, ma anche e soprattutto perché implica cambiamenti così profondi da riversarsi in tutte le aree della vita delle persone, investendo il lavoro, le relazioni affettive e familiari. La ristrutturazione profonda della personalità, del resto, richiede una relazione molto intensa (transferale) con lo psicoterapeuta che venga vissuta con sufficiente coinvolgimento da rappresentare una nuova “relazione primaria” che riesca a cambiare alla base, rivivendoli, atteggiamenti e comportamenti strutturati nell’infanzia. Per questo serve un rapporto lungo e costante, per favorire, quando serve, momenti di regressione per recuperare vissuti antichi rimossi. Tutto questo ovviamente è da evitare in una relazione di counseling che si deve invece mantenere in un livello cognitivo, anche se non si esclude affatto un riesame accurato degli automatismi negativi strutturati nell’infanzia per verificarne l’attualità e l’utilità.