Counseling Organizzativo: il complesso mondo delle aziende

counseling organizzativoIl Counseling Organizzativo ha peculiarità differenti dal counseling individuale o dallo stesso counseling aziendale inteso come “sportello di ascolto”, non volendosi limitare a considerare persone che lavorano nell’organizzazione, ma l’organizzazione stessa nel suo complesso.

Negli ultimi anni, il counseling viene prevalentemente utilizzato dalle organizzazioni come servizio rivolto ai dipendenti, i quali possono trovarsi a vivere momenti di difficoltà legati a specifiche transizioni di carriera, ma anche a situazioni personali e private (divorzio, lutto, …) che in qualche modo incidono sulla sua concentrazione e sul rendimento lavorativo, poiché, seguendo il principio cardine dell’ottica sistemica, la persona che lavora è quella che porta il disagio lavorativo in famiglia e la persona che sta male in famiglia è la stessa che porta le preoccupazioni private sul lavoro; l’organizzazione, in modo piuttosto “illuminato”, allora mette a disposizione uno spazio riservato (lo sportello counseling) in cui, protetti dal segreto professionale, i dipendenti possono confrontarsi individualmente con una figura esterna all’azienda, su tematiche professionali o non, con l’obiettivo di raggiungere una migliore percezione di benessere e conseguentemente un più alto rendimento.

Il Counseling Organizzativo invece si distingue per il fatto di prendere in carico l’intera l’organizzazione esattamente come fosse un cliente individuale e trattarla alla stregua di un’entità unica. Esso è finalizzato a coniugare il paradigma della produttività con il benessere individuale, quindi a conciliare due obiettivi che storicamente sono stati considerati contrapposti come il conseguimento del profitto e la realizzazione della persona; proprio per tale ragione, si pone come uno strumento di accompagnamento sia nelle situazioni che presentano elementi di forte criticità (contesti ad elevata conflittualità, situazioni di riorganizzazione, ecc.), sia in quelle situazioni che vedono l’azienda impegnata in un processo di crescita e sviluppo. Possiamo dire che il counseling organizzativo è uno strumento a supporto di quelle situazioni in cui l’organizzazione si trova a dover prendere una decisione importante circa la propria identità attuale e futura. Considerato che l’atto del decidere implica sempre uno sforzo emotivo e cognitivo, conseguente la scelta migliore e l’abbandono delle possibili alternative, in taluni casi si va incontro ad una confusione e disorientamento da cui è difficile uscire, in quanto spesso ci si trova a desiderare il contemporaneo raggiungimento di obiettivi inconciliabili, o l’ottenimento di un risultato, senza la valutazione di tutte le conseguenze che tale ottenimento comporta. Proprio per questa ragione, il primo successo nell’ambito del counseling individuale e organizzativo è rappresentato da una prima fase di chiarificazione del bisogno a cui deve seguire una fase di decisione e azione. Ed ecco cosa si intende con counseling organizzativo: uno strumento che attingendo a differenti tecniche (narrative, metaforiche, interrogative, esperienziali) mette l’organizzazione nelle condizioni di osservarsi dall’alto, leggendo le percezioni sia dal punto di vista della “direzione” che da quello dei dipendenti, consentendo di comprendere:

  • le differenza di visione/percezione tra management e collaboratori
  • la presa d’atto di situazioni disfunzionali e delle relative cause
  • il confronto tra i desiderata (dichiarati o impliciti) e la loro effettiva realizzabilità
  • le eventuali contraddizioni che il definire determinati obiettivi (e relative linee di sviluppo) comporta
  • le effettive conseguenze che il raggiungimento di tali obiettivi potrebbe implicare per tutta l’organizzazione
  • quali sono le zone d’ombra in cui la Direzione possiede scarsa consapevolezza e su cui è importante fare luce

Il counseling organizzativo è quindi un momento in cui, esattamente come accade ad un cliente individuale, l’organizzazione, nella persona che si fa portavoce del bisogno, riflette su se stessa, sul suo presente (qui-e-ora), sul suo progetto evolutivo, sulle risorse effettivamente a disposizione, sul loro più o meno adeguato sfruttamento, sulle modalità possibili di investire tempo e denaro per arrivare dall’oggi, al domani nel miglior modo possibile, a partire dalla presa di coscienza dei punti di forza e di debolezza posseduti.